Salvatore Magnoni     Rutino (SA) 

Ettari vitati: 2
Bottiglie annue prodotte mediamente: 9.000

Per Salvatore, ex dj e grande appassionato di musica, “con tanti grilli per la testa” come lui stesso dice, “Primalaterra è un sogno che si è fatto realtà”.

Inizia nel 2000, raccogliendo contemporaneamente olive e nozioni, seguendo consigli e corsi di formazione ovunque capiti. Lascia un negozio di dischi a Napoli, non senza rimpianti, ma la terra lo prende e non lo lascia più. E ci affonda le mani dentro. Del resto, chi ha progetti non invecchia. Nel 2003 reimpianta l’unica piccola vigna sul ciglio della collina, a 300 metri slm, portandola sul versante che guarda a sud e sostituisce barbera e sangiovese con l’aglianico.

Si ottiene una bottiglia per pianta, e nel vino non c’è praticamente presenza di solfiti.

Anche se il carattere di fondo è sempre lo stesso, si cerca di seguire e di interpretare le differenti annate: un vino non può essere sempre uguale di anno in anno, deve saper regalare sorprese ed emozioni.

Salvatore è il pronipote di Michele Magnoni, cilentano purosangue e garibaldino che partecipò alla famosa spedizione dei mille in Sicilia. Il 15 maggio 1860, a Calatafimi, il Generale Giuseppe Garibaldi esortò Nino Bixio a continuare a combattere e a non indietreggiare, nonostante la schiacciante superiorità numerica dell’esercito Borbone: questo è lo spirito che anima Salvatore e che caratterizza i suoi vini, fieri baluardi di una viticoltura che non accetta compromessi, che non segue le mode del momento o le facili scorciatoie, veri testimoni di un territorio a volte sottovalutato.

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